Visite archeologiche, tutto esaurito anche per lunedì prossimo
Gran successo della proposta della Soprintendenza ai beni archeologici. Si raccolgono già le prenotazioni per il 18 gennaio
Per partecipare alle visite archeologiche gratuite del lunedì, cominciate lunedì scorso, c’è già la fila. Le pronotazioni sono anche state ostacolate dal fatto che il telefono cellulare indicato nel comunicato è stato rubato e la linea è stata interrotta (IL NUOVO NUMERO È 389.0715385), ma in tantissimi hanno già prenotato chiamando direttamente la Soprintendenza prima che venisse ripristinato un numero di cellulare, quello che vedete qui sopra.
Le visite sono confermate fino a lunedì 30 marzo e si svolgono con cadenza settimanale nel centro storico di Genova. Le prenotazioni per lunedì prossimo, 11 gennaio, sono già chiuse perché si è raggiuntl numero massimo di iscritti e ci si può prenotare per il 18 e per i lunedì successivi.
Le visite sono curate dai funzionari archeologi della Soprintendenza e accompagnano il pubblico alla scoperta dei luoghi dell’archeologia urbana di Genova con le scoperte degli ultimi anni e quelle delle pionieristiche esperienze degli anni ’70 e ’80.
L’orario di inizio delle visite è alle 14:30, ogni lunedì, con punto di incontro a Palazzo Reale (via Balbi 10). La durata della visita è di 2 ore circa. La partecipazione è gratuita.
Il numero massimo di partecipanti ad ogni visita è fissato in 25 ed è pertanto necessaria la prenotazione, chiamando il numero telefonico 389.0715385.
Qualche mugugno, anche qui, su GenovaQuotidiana, da parte dei genovesi che criticano l’orario, accessibile solo a studenti, disoccupati e pensionati. In molti auspicano che in primavera si possa deciderne uno più tardo, che consenta anche ai lavoratori di partecipare.
L’itinerario tocca il campanile della chiesa di San Vittore (l’unico pezzo dell’edificio sopravvissuta alla demolizione) in piazza dello Statuto, la chiesa di Santa Fede in via delle Fontane (ormai sede dell’anagrafe), l’archeometro della Darsena, la “Casa di Agrippa” in piazza Cavour, la vera prima torre degli embriaci (che non è quella che siamo abituati a vedere), l’area archeologica di piazza delle Erbe.
Le visite sono connesse alla mostra “Storie dalla terra e dal mare” inaugurata lo scorso 18 dicembre a Palazzo Reale.
Con oltre duecento pezzi in esposizione la Soprintendenza Archeologia della Liguria, la mostra presenta i principali risultati della ricerca archeologica nel territorio, dimostrandone, anche in quei casi dove gli scavi hanno comportato disagi e ritardi alle opere pubbliche a cui erano collegati, l’utilità fondamentale per accedere ad alcune grandi problematiche storiche della Liguria antica, medievale e moderna. Il primo quindicennio del nuovo secolo ha segnato un deciso passo avanti delle conoscenze archeologiche in Italia, grazie all’introduzione di norme fondamentali, come quella sulla cosiddetta “archeologia preventiva”, che ha enormemente ampliato le possibilità di interventi stratigrafici a larga scala. In Liguria questo nuovo corso dell’archeologia pubblica si è tradotto in una serie di importanti scoperte, che interessano tutto il territorio regionale: da Ventimiglia a Luni, i due grandi capoluoghi di età romana che ancora oggi presidiano i suoi confini. Particolare rilievo è stato dato in mostra a tematiche di importante interesse storico e sociale, come i grandi cantieri di archeologia urbana e le indagini sottomarine condotte dal Servizio tecnico di archeologia subacquea della Soprintendenza.


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